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Ti lascio ma restiamo amici – Molly McAdams

Non mi piace stroncare gli altri, perché so quanto lavoro ci sia dietro la creazione di una storia. Credo però che sul mio blog debba essere onesta e dire sempre quello che penso. Questo romanzo di Molly McAdams è decisamente il peggiore che abbia mai letto in tutta la mia vita. Adesso, mentre scrivo, mi chiedo come diavolo sia possibile aver fatto passare una roba del genere per successo internazionale!  Ma andiamo con ordine…

Trama

Harper ha diciotto anni ed è cresciuta in una base militare, sotto la rigida supervisione di suo padre, un marine severo e poco comunicativo. Ma finalmente è riuscita a spuntarla: farà l’università a San Diego, all’altro capo del Paese, e potrà così cominciare a vivere la vita a modo suo. Grazie alla sua nuova compagna di stanza, Harper viene introdotta in un mondo di feste, bei ragazzi, nuove emozioni. Si ritrova però ben presto con il cuore diviso a metà: è innamorata di Brandon, il suo fidanzato, praticamente il ragazzo perfetto. Contemporaneamente prova una fortissima attrazione per Chase, il fratello della sua compagna di stanza, che invece non sembra affatto “perfetto”. Nonostante provengano entrambi da storie difficili, tutti e due adorano Harper. Farebbero pazzie per lei, compreso un passo indietro se questo potesse aiutarla a essere felice…

Nel Mulino Bianco di città

Innanzitutto, inquadriamo l’ambiente. Siamo nel Mulino Bianco di città, con protagonisti che parlano e si muovono come se fossero Brooke e Ridge di Beautiful. Solo che almeno lì c’era un po’ di movimento. Qui c’è una ragazzina ingenua, cresciuta da un padre militare con pugno di ferro, che va all’università. Benissimo: allora una lettrice altrettanto ingenua si aspetterebbe il racconto di quello che succede all’università. Alla pagina 150 la lettrice di cui sopra si arrende all’evidenza. L’unica frase dedicata agli studi in 15o pagine è “la prima settimana nella facoltà era andata bene“. Il perché è presto detto: alla protagonista della scuola non gliene importa proprio niente. Sta lì, con una margherita in mano, con l’eterno dilemma: Brandon o Chase? Chase o Brandon?

Una che piace al primo sguardo

Affrontiamo ora il dramma di Brandon e Chase. Due fighi incredibili, muscolosi, sexy, sportivi, che passano da una donna all’altra per gioco. Perché perdono la testa per Harper? Non è dato sapere. E’ bellissima? Non sembrerebbe. E’ carismatica? Neanche. E’ molto intelligente? Non si sa. In realtà non c’è alcun motivo apparente, eppure questa Harper è una che piace al primo sguardo. Non solo agli uomini, che dite, a tutto il mondo. Alla compagna di stanza che dopo due minuti si trasforma nell’amica del cuore, al fidanzato dell’amica del cuore, che è uno tipo Chase e Brandon convertito dall’amica del cuore. Ai genitori di Chase e dell’amica del cuore, che incidentalmente è la sorella del figo, che praticamente l’adottano, tanto che lei li chiama mamma e papà! Ah, e poi c’è il marine mandato dal padre a conquistarla, che l’ama senza essere ricambiato. L’unico che non la venera è il padre vero, che le taglia i fondi. Ma che problema c’è? Lei ha i soldi che ha messo da parte lavorando. Ma quando? Dove? Quanto ha messo da parte? Sarà stata usata come schiava bambina?

Pedicure vs università 3-0 

Inutile dire che dell’università non interessa niente a nessuno dei personaggi. La manicure e la pedicure, invece, hanno grande spazio. Muore qualcuno? Facciamo la pedicure che ci passa. Così come hanno grande importanza la villetta, l’automobile spaziosa, il barbecue all’aperto…insomma, la vita media a 19 anni! Ma è mai possibile? Sì, ve lo dico. E’ possibile. Nel ventunesimo secolo le ambizioni di una ragazza sono queste. Una ragazza che non tira mai fuori un’opinione, limitandosi a ondeggiare continuamente come una statua di Venere tra mille personaggi che se la contendono, talmente incoerente e frastornata che pure Molly McAdams perde i pezzi e da una pagina all’altra contraddice quello che ha scritto prima senza seguire un filo logico. Anche i due potenziali drammi che intercorrono in questo quadretto idilliaco si risolvono in una bolla di sapone. E tutti vissero felici e contenti. Mi sembra un film già visto in casa Italia e di cui mi ero stupita non poco. Sarà invece la regola? Chissà.

Mah

Potrei andare avanti per ore, ma preferisco chiudere qui. Cinquecento pagine di nulla, che per fortuna ho comprato quasi gratis su una bancarella. Continuerò a chiedermi per un bel pezzo come sia possibile che un prodotto del genere abbia non solo trovato fortuna all’estero, ma che sia stata pubblicata l’intera trilogia. Penso solo che dovrò farmene una ragione, che dite? A proposito, chiedo un parere anche a voi: l’avete letto? Che ne pensate?

Il ricco e il giusto – Helen Van Slyke

Finalmente sono riusciuta a finire il romanzo che ho trovato nel bookcrossing e che quindi ora è pronto per tornare libero. Parlo di Il ricco e il giusto, di Helen Van Slyke, che ho preso a Treviso al posto di Olive Kitteridge e che ora lascerò a…? Non ho ancora deciso, ma vi farò sapere. Chissà che uno di voi non lo trovi e continui il giro.

Trama

Joseph Haylow, partendo da una ditta di cosmetici, ha costruito un impero. Ora, però, è arrivato il momento di nominare colui che diventerà il suo successore alla presidenza. I pretendenti sono numerosi e agguerriti: suo figlio Roger, lo spregiudicato Brad Deland, Bridget, la “first lady della vendita al dettaglio”, lo sfuggente Richard Cabot. La scelta di Joe avrà ripercussioni non solo lavorative, ma anche e soprattutto familiari. Il vecchio patriarca si comporterà come sempre, privilegiando gli affari rispetto ai sentimenti, oppure la recente riconciliazione con il figlio ribelle gli ha addolcito il cuore? E la bella Bridget, riuscirà a tenere da parte i sentimenti per raggiungere quegli obiettivi per cui si è sempre sacrificata come donna? 

Intrighi e colpi di scena 

Intrighi e colpi di scena non mancano. Helen Van Slyke sembra quasi ripercorrere la sua carriera lavorativa, iniziata proprio in una multinazionale di cosmetici prima di scoprire la sua vera vocazione di scrittrice. Il patron della Haylow è un uomo complesso: profondamente religioso, ma anche cinico e spietato negli affari. Il figlio, che al contrario crede nell’etica e nella giustizia, lo ha sempre rimproverato di essere un padre assente e incoerente rispetto ai valori in cui professa di credere. I due sono più simili di quanto loro stessi riescano a vedere, eppure sulla loro strada diversi personaggi vorranno frapporsi, per aiutare o per distruggere definitivamente il loro rapporto. Soprattutto il vecchio dovrà scendere a patti con la sua cecità per riuscire a capire davvero chi gli sta intorno e di chi può fidarsi davvero.

Temi etici forti

Non è il primo romanzo di Helen Van Slyke che leggo e riconosco a questa scrittrice la capacità di differenziare notevolmente le sue storie. Le trame sono profondamente diverse, toccano temi etici importanti e l’amore c’è, ma è il risultato di una catarsi completa dei protagonisti. Assume, insomma, la forma di atto finale a cui tendere per sentirsi davvero donne  e uomini completi. Anche in questo caso il politicamente corretto viene lasciato alla porta. Lei scriveva negli anni ’70 e forse oggi parlare di omosessualità nel modo in cui lei lo fa le attirerebbe non poche critiche. Bisogna entrare nella psicologia dei personaggi e nel loro vissuto per accettare i commenti che vengono a più riprese fatti e che probabilmente corrispondono a quanto molti, nel buio delle loro stanze, pensano ancora oggi.

Dio non è in terra

Quindi, il romanzo è un’ottima occasione per confrontarsi con una concezione di Dio che spesso travalica i confini dell’umano. Quante persone religiose si sentono così perfette da sfiorare la mano di Dio? Tante, e Joe non fa eccezione. E’ solo così che possiamo spiegare il rifiuto di Roger di giustificarsi di fronte al padre, che per lui è fallibile come sono tutti i genitori. Lui vuole solo essere accettato come figlio, in sé e non per un’immagine che deve corrispondere a quella che il padre si è costruito nel cervello. Non è quello che in fondo sperano tutti i figli? Un romanzo ricco di spunti di riflessione. Peccato solo che la scrittrice condensi nelle ultime 100 pagine la parte davvero interessante della storia, perdendosi per 2/3 in un mare di descrizioni che solo in parte sono funzionali a farci entrare nell’ambientazione e nella psicologia dei personaggi.

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La mia pagina di bookcrossing

Venere invidiosa – Shannon Hollis

Venere invidiosa di Shannon Hollis, altra lettura vintage pescata dallo scatolone che mi hanno regalato. Invidia. Il sesto peccato. Il più nascosto dei vizi. Nessuno confessa mai di essere invidioso, tutti lo sono. Magari del loro lato più disinibito e sexy. La presentazione del tema di fondo mi ha subito intrigato, così come il titolo di questa uscita nella collana Harmony Temptation.

Trama

Linn Nichols ha un nuovo incarico. Per far cadere nella trappola un tizio non proprio perbene a cui sta dando la caccia deve imparare a parlare “sporco”. Il suo nuovo mezzo di lavoro sarà il telefono e il suo ruolo quello di dea del sesso, sfrenata e senza censure. Linn è preoccupata, cosa penseranno i colleghi? E il suo capo, Kellan Black? E poi lei non è mai stata aggressiva nell’intimità, non sa da che parte cominciare. Fino a quando alza la cornetta e inizia a parlare… Per Linn è una rivelazione. Il suo alter ego, Caroline, è proprio come lei vorrebbe essere nella realtà: sicura di sé, sfrontata, perversa. Nessuno riesce a resisterle. Neanche Kellan. E Linn diventa invidiosa.

Caroline/Linn: di chi è invaghito Kellan?

La trama era intrigante, però forse 188 pagine sono un po’ poche per svilupparla come mi sarebbe piaciuto. Alla fine non sappiamo quasi niente del passato di Kellan e Linn e anche Caroline, l’alter ego di Linn, avrebbe potuto essere più presente. Invece, l’ambivalenza di Linn-Caroline si risolve quasi subito, così come il rapporto delle due con il capo di Linn. Invece, sarebbe stato interessante rimanere più in dubbio sui comportamenti dell’uomo. Black è attratto da Caroline o da Linn? E Caroline è quello che Linn avrebbe sempre voluto essere, oppure solo un mezzo per ottenere quello che vuole nella missione di polizia che le hanno assegnato? Anche l’operazione di polizia ci avrebbe potuto tenere un po’ di più col fiato sospeso, invece ci sono dei dettagli che non mi hanno convinto fino in fondo e che non depongono molto a favore di presunti efferati criminali! Comunque vi dirò: è una lettura piacevole e ben costruita. Se nella traduzione non avessi trovato un vero e proprio orrore, e se l’attrazione a prima vista tra i due fosse stata meno caricata, sarei stata più che soddisfatta.

orrore

Come parole nel vento – Diane Chamberlain

Con The Midwife’s Confession (La confessione dell’ostetrica), che nella versione italiana diventa Come parole nel vento, ho conosciuto Diane Chamberlain. Quest’autrice americana, con 25 romanzi all’attivo, esplora la psiche femminile costruendo storie in cui le donne sono assolute protagoniste. In Come parole nel vento, due amiche scopriranno che la terza non era proprio chi diceva di essere. O meglio, chi loro pensavano che fosse…

Trama

Ogni azione, ogni decisione, innesca reazioni a catena imprevedibili. Noelle, Emerson e Tara sono tre donne molto diverse, ma amiche inseparabili da più di vent’anni. Hanno condiviso gioie e dolori, sostenendosi a vicenda nei momenti bui. Credono di sapere tutto l’una dell’altra. Ma quando Noelle, eccentrica levatrice, si toglie la vita senza aver mai dato il minimo segno di disagio, Emerson e Tara si rendono conto che, dopotutto, non la conoscevano affatto. Questo gesto apparentemente inspiegabile, altro non è che il risultato di un errore lontano. E a mano a mano che cercano di mettere insieme i tasselli della vita dell’amica, emergono verità che sconvolgeranno la loro esistenza.

Cosa sappiamo davvero degli altri? 

Cosa sappiamo davvero degli altri? Niente. O meglio, quello che loro decidono di farci sapere. Soprattutto, una volta che i loro segreti vengono a galla, su quali aspetti siamo disposti a passare sopra? Riassumerei così il punto centrale del romanzo. Noelle e i suoi errori danno vita a una serie di cambiamenti nelle esistenze delle persone che ruotano intorno a lei. Ma chi è davvero Noelle? Un’ostetrica, un’amica e una zia premurosa? Oppure una codarda che pur di coprire una disgrazia sarebbe disposta a tutto? Un’eccentrica, libera, donna? O una persona in preda a sensi di colpa insopportabili, come il suo mal di schiena? Dopo il suo suicidio, tocca alle sue amiche di sempre Tara ed Emerson darsi una spiegazione. Una spiegazione che, purtroppo per loro, non tarderà ad arrivare. Saranno pronte a fronteggiare l’urto della verità e a rimanere unite? Insieme a loro, lottano per capire e capire se stesse le due figlie adolescenti, Jenny e Grace. Anche nelle loro vite irrompono grandi cambiamenti, che forse le costringeranno a crescere prima del previsto.

Colpi di scena

Il romanzo di Diane Chamberlain è ricco di colpi di scena e accelera il ritmo con il susseguirsi delle scoperte e delle reazioni di Emerson e Tara, ma anche di Jennie e Grace. Sarà proprio quest’ultima a scatenare degli eventi che avranno delle conseguenze impreviste. Un buon romanzo, in cui l’autrice maneggia con sapienza flashback, indizi, liti e riappacificazioni, il difficile rapporto con la maternità e le sue declinazioni, il complicato rapporto tra amiche di una vita. Il risultato, però, non è angosciante, anche grazie alla prevedibilità di alcuni risvolti, che chi legge non faticherà a cogliere prima dei protagonisti.  L’unica cosa che mi dispiace è la quasi totale mancanza delle figure maschili, che in questa complessa costruzione avrebbero potuto e dovuto, secondo me, avere un ruolo più incisivo. Come avrebbero dovuto essere esplorati di più alcune storie secondarie e parallele che rimangono, invece, nel limbo. Come mai? Forse perché i protagonisti non ci sono più, oppure perché l’autrice voleva lasciare i suoi personaggi ignari, per non turbarli più di quanto già non fossero. Certo è che il lettore chiude il libro conoscendo dei fatti che alle protagoniste restano taciuti e questo lascia un sapore di sale in bocca. Come parole al vento, appunto. 

Il pavone viaggiatore – Elaine Harper

Mi hanno regalato uno scatolone di libri vintage “tu saprai cosa farne” (?) e, prima di decidere cosa farne, ho deciso di leggerli per curiosità. Il primo è di Elaine Harper, I pavoni viaggiatori, che nel 1988 era stato allegato alla rivista per adolescenti Cioè. Pensate, in copertina c’è la foto di Luca Barbarossa e l’anticipazione di lettera aperta al cantante alla fine del libro! Che chicche meravigliose si trovano a volte…

Trama

Tre splendidi esemplari di pavone in giardino non sono la sola grande sopresa di Todd. Ciò che maggiormente lo turba, infatti, è Heidy, soffice chioma biondo miele e dolcissimi occhi color cielo. I pavoni naturalmente sono suoi e il loro recupero è per entrambi i ragazzi una piacevole occasione d’incontro. Todd pensa subito di chiederle di diventare la sua ragazza, ma, ahinoi, tutto congiura contro i suoi programmi!

Liceali alle prime cotte

Una novella senza grandi pretese, che racconta la storia di un amore adolescenziale con la leggerezza che contraddistingue quell’età, se tutto va bene ovviamente. Elaine Harper descrive il microcosmo di una provincia americana e di ragazzi che affrontano l’ultimo anno di scuola prima di andare al college. Oltre che test di ammissione all’università, i liceali sono alle prese con le prime cotte, le discussioni con i genitori per farsi prestare la macchina, i lavoretti per guadagnare qualcosa e gli allenamenti sportivi. Tutto fila liscio, insomma: anche quando i due protagonisti Todd e Heidi devono cavarsela in una situazione difficile, ne escono più forti di prima. E anche più innamorati?

Post scriptum

Ho cercato informazioni sulla scrittrice, Elaine Harper, senza trovare un granché, se non che è stata attiva negli anni ’80 con diversi romanzi di questo tipo. Ho scoperto anche che Il pavone viaggiatore è il seguito ideale di un’altra novella, Love at first sight (non so se mai tradotta in italiano), dove il protagonista dei pavoni era il rivale in amore di Craig, che qui compare solo sporadicamente.

be my valentine  first