
Cape Cornwall

St Ives e Rosamunde Pilcher

Le foche!

Gita al faro

Una cerimonia privata

Ritorno a Mullion
Land’s End, ovvero dove finisce la terra. E’ il punto più occidentale dell’Inghilterra e solo per questo motivo richiama migliaia di turisti ogni anno. All’inizio di questo post voglio essere politicamente corretta e dirvi che effettivamente vale la pena di passarci. Alla fine, invece, farò un po’ di polemica strumentale alla presentazione del prossimo post.
La verità è semplice: Land’s End è un posto turistico, nel senso peggiore del termine, e che proprio per questo può deludere. Non vi sfuggirà che io mi colloco tra i delusi. Arrivati nel solito grande parcheggio, abbiamo lasciato la macchina per la “modica” cifra di 6 sterline e ci siamo ritrovati catapultati all’interno di un villaggio divertimenti, francamente un po’ triste, realizzato nel 1987. La vista, però, è magnifica, soprattutto se vi spostate verso destra, all’altezza della “first and last house”, che si chiama così perché è la prima casa costruita sul sito e anche l’ultima prima dell’oceano. Il primo ad arrivare qui fu Guglielmo il Conquistatore, che poi suddivise l’area tra i nobili che l’avevano aiutato a conquistare il potere.
Da qui, ormai l’avete imparato, parte un sentiero me-ra-vi-glio-so, che costeggia la scogliera fino ad arrivare alla riserva naturale di Porthgwarra, un paradiso per gli amanti del birdwatching, della flora selvatica e della fauna, perché si cammina in mezzo a tappeti erbosi di erica e ginestra dalle mille sfumature purpuree, ai pony che hanno il compito di rasare l’erba e alle mucche.
Mentre scarpinavo, ho approfittato per fare delle foto all’Elephant Rock. Non so se si chiami davvero così, ma a me questa roccia è sembrata davvero un elefante e l’ho battezzata così, dimostrando grande fantasia tra l’altro.
Proseguendo, sudati e stanchi come dopo la peggiore sessione di crossfit della nostra vita, siamo arrivati alla spiaggia di Porthcurno, che per qualcuno è la Caraibi della Cornovaglia. Dopo un ultimo precipizio, perché abbiamo avuto la felice idea di prendere una scorciatoia usata dagli autoctoni per non fare tutto il giro passando dal parcheggio, siamo “saltati” sulla sabbia e crollati letteralmente sull’asciugamano. Fuori c’erano 15°, i bagnini segnano su un cartello la temperatura esterna e quella dell’acqua, e in acqua 13.
Dopo aver giocato un po’ con la granella di nocciole della sabbia, i miei occhi inorriditi hanno visto un bambino di circa un anno sgambettare allegramente dentro l’acqua turchese. L’istinto competitivo è improvvisamente risorto: ” se non piange lui, posso farcela anch’io”. Sì, lo so, evitate commenti su una in competizione con un unenne, grazie. Decisa e determinata mi sono diretta verso l’acqua, ho bagnato i piedi e…sono tornata indietro. Dopo un po’ ci ho riprovato e al secondo tentativo sono riuscita a nuotare. E’ stata una sensazione incredibile, era come se mi facessi spazio con le braccia in mezzo ai cubetti di ghiaccio. E quando sono uscita, ancora un senso di meraviglia perché i 15° esterni improvvisamente mi sono sembrati 40°!!! Pazzesco, sul serio. Da fare e rifare fino alla notte dei tempi.
Due cenni storici su Porthcurno: se l’acqua gelida non fa al caso vostro, potrete visitare il Minack theatre, il più famoso teatro all’aperto della Gran Bretagna, costruito tra il 1931 e il 1983 sul modello degli anfiteatri dell’Antica Grecia e dell’Antica Roma e che viene utilizzato per visite guidate e rappresentazioni durante l’estate. Oppure potreste visitare il museo del Telegrafo, un tunnel che venne scavato durante la seconda guerra mondiale per proteggere i fili del telefono. Porthcurno, infatti, è famosa per essere il punto di entrata in mare della linea telegrafica sottomarina Londra-Bombay, realizzata intorno al 1872, oltre che di diverse altre linee di collegamento con l’Europa. Proprio qui, Gugliemo Marconi realizzò la prima trasmissione radio verso il Nord America. Al ritorno al campo base di Mullion (sempre in autobus fino a Land’s End per riprendere la macchina) abbiamo fatto un giretto per il porto. Sembra che Mullion in passato fosse un covo di contrabbandieri e che proprio dal porto partisse un tunnel segreto che arrivava fino a una fattoria, mentre il pub della cittadina costituiva il ritrovo dei contrabbandieri. Una storia simile la ritroverò poi nel Jamaica Inn…ma questa è un’altra storia, appunto.
Nella prossima puntata, intanto, vi racconterò di quale sia secondo me il vero punto più occidentale dell’Inghilterra, con polemica del tutto personale, e di due autrici celebri che ho incontrato a St. Ive’s e al Faro di Godrevy.
(continua)
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Dopo la splendida gita a Polperro e Looe, arriviamo a Mullion nel tardo pomeriggio. Siamo fortunati, l’appartamento che abbiamo prenotato è stato appena allestito ed è dotato di tutte le comodità. Considerando il prezzo esiguo che abbiamo pagato, direi niente male. La signora che ci ospita è riservata (tutto il contrario della signora di Torquay!) e gentile, si limita a indicarci dove si trova il supermercato e ci saluta. Il supermercato è a meno di 500 metri e quindi non riesco a farmi un’idea del posto in cui siamo capitati con questa breve passeggiata. L’abbiamo scelto a caso, solo perché nelle località di maggiore richiamo abbiamo trovato tutto esaurito e prezzi folli per le rimanenze, quindi non abbiamo fatto troppi calcoli.
In realtà, già il giorno dopo ci rendiamo conto che Mullion è assolutamente perfetta come base per girare tutta la penisola Lizard e le località più famose come Penzance e St Ives e quindi mi sento di consigliarvela senza tentennamenti. Se volete girare l’estremo sud della Gran Bretagna in più giorni, scegliete Mullion e non ve ne pentirete.
La prima gita prevede la triade Mousehole, Penzance e St. Michael’s Mount e un primo assaggio del tempo variabile che caratterizza la Cornovaglia. Nuvoloni minacciosi si apprestano a sfogarsi, ma noi indomiti ci dirigiamo lo stesso verso i nostri obiettivi.
Mousehole, il buco del topo, mai nome fu più azzeccato per questo minuscolo villaggio di pescatori, che lo scrittore Dylan Thomas descrisse come il “villaggio più delizioso d’Inghilterra”. Non so sia vero, ne ho visti talmente tanti in questo viaggio che non saprei scegliere. Anzi, forse sì, ma ve lo dico più in là. Comunque, concordo sul fatto che sia delizioso. Appena scesa dalla macchina per fare una passeggiata, sono stata investita da raffiche di vento e un’aria piacevolmente fresca che mi ha allargato i polmoni all’istante. Subito dopo, ho sentito due sorelle gridare “le balene, le balene!” e correre verso il punto d’osservazione, seguite dal padre e da me. Peggio di una bambina di nove anni, saltellavo per andare anch’io a vedere i cetacei. Di cui ovviamente non c’era nessuna traccia. Secondo voi, chi è tornato indietro più deluso? Le bambine o io?
Seconda tappa, Penzance. E’ la città più occidentale della Cornovaglia e anche la più grande che abbiamo visitato. Qui non c’è bisogno di cercare parcheggi, si può lasciare tranquillamente la macchina sulla strada per poi incamminarsi verso la promenade. Mentre andavamo verso il “lungoceano” ha cominciato a piovigginare. Una lunga passeggiata sulla promenade è il motivo migliore per visitare Penzance, oltre a Saint Michael’s Mount naturalmente, perché l’ho trovata di gran lunga più interessante dell’interno. Seppur visitatissimo, quest’ultimo a essere sincera non mi ha colpito particolarmente. A eccezione delle cianfrusaglie di un negozio vintage che mi sarei portata per intero a casa e del mio primo cornish pasty. Non ve lo descrivo qui perché da un’altra parte l’ho trovato molto più buono. Sulla promenade mi sono pentita di non aver portato il costume.
Praticamente sull’oceano c’è una piscina di quelle in cui un nuotatore che si rispetti si deve tuffare, anche se fuori piove, tira vento e fa così freddo da andare in giro con la giacca. La Jubilee Pool, infatti, è considerata uno dei gioielli di Penzance. Costruita in stile art deco, fu inaugurata nel 1935 per festeggiare il Silver Jubilee di Re George V. Non a caso, si trova in una delle località che all’epoca erano privilegiate dagli inglesi per la villeggiatura.
La piscina (o il lido come queste piscine all’aperto vengono chiamate) è un pezzo d’architettura perfettamente incastonato sulla punta del “Ponte Santo” di Penzance. La forma triangolare segue la linea della roccia ed ha una struttura in grado di sopportare la forza delle tempeste invernali. Non solo, è anche dotata di cancellate che permettono l’ingresso e l’uscita dell’acqua seguendo il flusso della marea. Sembra che tra i nuotatori sia molto popolare e da nuotatrice non posso che essere
d’accordo! Mi mangerei le mani per non averne approfittato!!! L’unica consolazione è stata sedermi sulla roccia alla sua sinistra per fare compagnia agli artisti e ai pensatori che evidentemente scelgono questo punto per rilassarsi e lavorare.
Meno male che mi sono rifatta con il Saint Michael’s Mount, di fronte a Marazion (il villaggio prosecuzione di Penzance). St Michael’s Mount ha una caratteristica particolare: con l’alta marea appare come un’isola vera e propria, mentre la bassa marea fa in modo che l’isola venga collegata alla terraferma da una striscia sabbiosa. Quando la striscia emerge, si può raggiungere l’isola camminando su un’antica strada di ciottoli che è visibile solo quando l’acqua si ritira. Una volta arrivati sull’isola, si può visitare il castello del XII secolo, gli splendidi giardini che lo circondano e un villaggio caratteristico di case in pietra. Nelle ore di alta marea, un servizio di trasporto su barche sostituisce la camminata sulla striscia di sabbia, però io vi consiglio vivamente di consultare gli orari di bassa e alta marea e di presentarvi all’appuntamento qualche minuto prima dell’inizio della bassa marea.
Perché quella credo che sia una delle esperienze più divertenti che mi sia mai capitata in vita mia.
I turisti, infatti, ansiosi di passare dall’altra parte, non attendono che l’acqua si ritiri completamente, ma iniziano a passare inventando strategie e modi buffi per non bagnarsi d’acqua fino al collo. Con risultati, a parere mio, insieme spassosi e disastrosi. Molto meglio la mia strategia, fare passetti in avanti a ogni minimo ritiro dell’acqua, per godersi fino in fondo il passaggio e osservare bene il fenomeno del ritiro, sempre affascinante. Comunque, è pur vero che ciò che conta è il risultato finale, ovvero arrivare dall’altra parte. Nella quale altra parte, sembra di precipitare in un altro secolo, con le casette di pietra a formare un villaggio, i bei giardini che però sono aperti solo quando il tempo lo permette, e il castello, in cima a una salita. Sempre perché il tempo non era dei migliori, ho rinunciato a salire fino al castello, ma se avete la fortuna di capitare in una bella giornata penso proprio che la vista da lassù sia magnifica. Io, invece, ho girellato per il villaggio e mi sono fermata ad ascoltare lo storytelling sulla leggenda del posto.
Il cormorano gigante viveva a St. Michael’s mount e siccome sua moglie era morta e non aveva nessuno a cucinare per lui, terrorizzava gli abitanti di Marazion rubando loro ogni giorno il bestiame.Finché Jack il ragazzino decise di ribellarsi e convinse gli uomini del villaggio ad aiutarlo a scavare una grossa fossa alle pendici Monte. La mattina successiva, Jack suonò il suo corno per svegliare Cormoran. Il gigante arrabbiato corse lungo il lato del monte e finì nella fossa. Jack la riempì rapidamente e in questo modo seppellì il gigante. Poi gli strappò il cuore, perché non potesse più fare male a nessuno, e lo scagliò lontano. In quel punto, nacque una sorgente. Quando salirete al castello, a un certo punto troverete un sasso a forma di cuore. Metteteci il piede sopra: si dice che ascoltando attentamente potrete sentire il battito del cuore di Cormoran. Oppure, più prosaicamente, l’acqua della sorgente che scorre. Come puoi non innamorarti di un posto dove ti raccontano queste storie?
Un po’ a malincuore, abbiamo lasciato il monte prima che tornasse l’alta marea e tutto quello che desideravamo era un buon cornish cream tea a Marazion, molto molto caldo possibilmente. Alla nostra prima prova d’assaggio non siamo stati fortunatissimi, ci hanno rifilato un cornish cream tea senza…tea! Cioè, nel locale che abbiamo scelto (è il caso di dire, mai giudicare da una buona vetrina) il menù prevedeva l’accompagnamento tipico del cream tea con bevanda a piacimento. E no, anche perché la bevanda non era compresa nel prezzo! Ma, ma, in Cornovaglia un comportamento poco british? Eh sì, bisogna dirlo. Li ho perdonati solo perché il caffè era ottimo, macinato al momento, e gli scones freschi e fatti a mano. Peccato per la crema, che sembrava più mascarpone. Infatti, avrei scoperto dopo che spesso sostituiscono la clotted cream, difficile da realizzare, con il mascarpone. Ma niente recriminazioni, come vi racconterò nelle prossime puntate, mi sono rifatta alla grande nei giorni successivi. Al ritorno, ci è capitato un altro fatto divertente: davanti a un b&b esponevano frutta, verdura e fiori già prezzati, con le monete da lasciare dentro un salvadanaio lì accanto. Pago onestamente quanto dovuto per quelli che pensavo fossero banane e patate.
Quando a casa ho aperto la busta ho visto che invece erano zucchine gialle (le banane) e un vegetale che non avevo mai visto, ma sicuramente niente patate. Abbiamo chiesto al padrone di casa cosa fossero e lui ci ha detto che erano rape rosse, che loro di solito mangiano solo già lesse in barattolo. Un minuto di silenzio per una che non ha mai visto una rapa rossa e poi vi dico com’è finita. Dentro un piatto di rigatoni, che ha colorato di un allegrissimo fucsia. Incredibilmente ne è uscito un piatto ottimo, da rifare a casa. Rape rosse, e fattoria cornica che le ha lasciate, più che promosse.
Nella prossima puntata del viaggio letterario Sulle tracce delle grandi scrittrici, vi racconterò di come questa Braveheart woman abbia trovato il coraggio di buttarsi in acqua. In bikini. A 13 gradi. (continua)
I Bath Oliver biscuits sono anche in Bridgerton, la prima serie, su Netflix. Appaiono proprio nella prima puntata, quando Lord Berbrooke va a fare visita ai Bridgerton per fidanzarsi con Daphne. Lui entra in stanza e Lady Bridgerton gli chiede di servirsi liberamente dei “biscotti appena sfornati). Lui ne prende uno in mano e, se guardate attentamente, vedrete che è proprio un biscotto di Bath, località dove è ambientata la serie.
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A Polperro. Lasciamo Torquay quando ancora dorme, sotto il sole che secondo Agatha Christie nasconde il male. Non so se sia vero, certo è che se anche fosse ci sono Paesi che devono preoccuparsi molto più dell’Inghilterra, visto che qui è più che altro il sole a nascondersi spesso. Venite che vi racconto.
Direzione Cornovaglia: sono un po’ assonnata e quasi non mi accorgo del ponte e del cartello che ci dà il benvenuto. Siamo diretti a Mullion, dove resteremo per qualche giorno, un paesino che si trova nella Penisola Lizard, cioè in fondo allo stivale. Sì, avete capito bene, anche la Cornovaglia somiglia a uno stivale, tanto che in passato, per convincere gli inglesi a non trascorrere le vacanze all’estero, giravano degli slogan sulla similitudine geografica tra la Cornovaglia e l’Italia. Ho il sospetto che gli inglesi in Italia cercassero riparo dall’umidità e dalla pioggia, ma è appunto solo un sospetto. Lo scenario è meraviglioso, fin dall’inizio, e la strada verso Mullion è ancora lunga.
Meglio fare una tappa intermedia, che individuiamo in Polperro e Looe. Sono due paesi di pescatori a pochissima distanza l’uno dall’altro. Prima di raccontarvi quello che ho visto, vi do subito due suggerimenti. Il primo, è di non saltare nessuno dei due se state organizzando un viaggio da queste parti. Il secondo è approfittare del coastal path per concedervi delle lunghe passeggiate invece di rimanere seduti in macchina. Sempre che, ovvio, non abbiate problemi a camminare. Infatti noi abbiamo scoperto questa possibilità fantastica che ci ha poi accompagnato per tutto il viaggio proprio lasciando la macchina a Polperro, in un parcheggio all’entrata che costa 6 sterline per 6 ore. Un cartello, sempre all’entrata, m’incuriosisce. E’ di un’autrice romance locale, che pubblicizza la sua saga ambientata proprio a Polperro. Mi sento subito a casa, ma purtroppo non ho mai trovato i suoi romanzi in vendita. Diversi cartelli, invece, indicano il walk seaside, che si può prendere da diversi punti per andare in differenti direzioni. Noi l’abbiamo preso per andare verso Looe. Sono circa 8 km che si percorrono mediamente in 2h e 30′. Non è facilissimo, servono una buona forma e una buona salute, però vi assicuro che ne vale assolutamente la pena e che ho visto anziani con il bastone affrontarlo senza paura. E’ spettacolare, la vista e l’udito si colmano di meraviglia, le mucche pascolano tranquille in mezzo agli umani e li osservano pigramente, i garriti dei gabbiani sono talmente forti che coprono la voce, la gente si ferma sui prati o sulle panchine per uno spuntino per poi scendere nelle calette che portano a piccole baie seminascoste. Un paradiso in terra, davvero.
Tra le due, Polperro è più caratteristica, sembra di precipitare improvvisamente in un altro secolo, il piccolo porto è un paradiso per i tanti pittori che ho visto intenti a ritrarre il panorama. Looe, invece, mi è sembrata più trafficata e moderna, ma ugualmente meritevole di essere visitata. Il sentiero porta direttamente da un lungomare all’altro, poi c’è un lungo tratto a piedi per arrivare al porto e al villaggio di Looe, da dove partono gli autobus che devono riportarci indietro.
Salita sull’autobus sono protagonista di una scena carina. La coppia davanti a me fa il biglietto e dimentica di prenderlo, anche se il cartello dice chiaramente di non sedersi prima di aver preso il biglietto che la macchina stampa automaticamente. Prendo i biglietti e li sventolo davanti all’autista per segnalargli che i due non hanno preso il biglietto, ma non faccio in tempo a dirgli “vado a portaglieli” che lui mi fa un cenno con la testa e dice “prego, prego, va bene così”. Io, alquanto sorpresa per questa generosità, mi vado a sedere senza pagare il biglietto. Solo dopo penso di aver capito: non è stato generoso, probabilmente ha pensato che il biglietto che sventolavo fosse il mio! Un po’ mi sono sentita in colpa, ma poi, mentre tornavo verso la macchina, ho pensato che gli 8 euro di parcheggio per meno di mezza giornata bastassero come contributo ai servizi locali. E comunque si sta facendo troppo tardi, pure per i rimorsi, dobbiamo andare a Mullion per farci dare le chiavi della nostra prossima guest house…
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