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Il viaggio letterario si ferma a Winchester/Camelot, davanti alla tavola rotonda

Ed eccomi giunta alla penultima tappa di questo fantasmagorico viaggio letterario Sulle tracce delle grandi scrittrici. Lasciamo Salisbury al rintocco dell’orologio più antico del mondo e ci spostiamo a Winchester, altra meta centrale nella storia britannica. Dal Wiltshire all’Hampshire. Dalla città in campagna all’ex capitale d’Inghilterra fino al 1066, quando Guglielmo il Conquistatore, sempre lui, decise di spostarla a Londra. Ci sono almeno tre motivi per visitarla: la cattedrale, una delle più antiche del Regno Unito; il Castello con la sua Great Hall, dove è conservata una copia della tavola rotonda, e la tomba di una ben nota conoscenza per noi che amiamo i libri e la lettura.

La Cattedrale

E’ uno degli edifici più importanti della Gran Bretagna, tanto che ha sempre ricevuto donazioni importanti. D’altra parte, prima di spostarsi a Londra la famiglia reale aveva stabilito qui la propria residenza ed era proprio dentro la cattedrale che i re venivano incoronati. L’ingresso costa 8 sterline e comprende una visita guidata in inglese molto accurata. Realizzata in stile gotico, la cattedrale si sviluppa in lunghezza (è una delle più lunghe d’Europa) e dopo aver percorso la navata non è difficile immaginare i re mentre ricevevano l’investitura ufficiale. Mentre camminiamo, 20170822_121224ahimè senza ricevere nessuna corona, la guida ci fa notare la sovrapposizione di stili,  il magnifico coro dietro l’altare, uno dei più antichi e meglio conservati d’Inghilterra e la tomba, con statua a ricordo, del palombaro William Walker. Questo coraggioso piccolo uomo dal 1906 al 1911 rischiò la vita tuffandosi nell’acqua che invadeva il sottosuolo della cattedrale, per sostituire le fondamenta normanne di legno con altre in cemento. Se la cattedrale oggi è ancora in piedi lo dobbiamo a lui. Dentro c’è anche la tomba del cardinale Beaufort, che mandò al rogo Giovanna d’Arco, ma questo la guida evita accuratamente di dirlo, e fa bene. Dopo aver richiamato la nostra attenzione sui simboli religiosi e non che incontriamo, e sulla vetrata che occupa l’intera facciata, la gentile signora che ci accompagna si ferma sull’attrattiva che sicuramente richiama più turisti in assoluto. 

La tomba di Jane Austen 

20170822_114427Zia Jane è sepolta qui, pur avendo vissuto gli anni della giovinezza a Bath. In un tentativo disperato di salvarla, la famiglia decise di trasferirla da Chawton a Winchester farla visitare da un medico illustre, ma purtroppo le cure si rivelarono inutili. Jane si spense il 18 luglio 1817 a 41 anni. L’area dedicata alla scrittrice è solenne e curata, gli inglesi hanno rispetto per la memoria e si vede. Fu seppellita nella Cattedrale, sotto il pavimento della navata nord, perché era un edificio che le piaceva immensamente. Il suo funerale, molto modesto, ebbe luogo di mattina presto, prima iniziassero le messe, e parteciparono solo quattro persone.  L’iscrizione della lapide parla solo delle sue qualità personali e non cita la scrittura. La fama di Jane come scrittrice è cresciuta nel tempo, ma lei è morta prima di raggiungerla. Nel 1870, suo nipote Edward scrisse un saggio sulla zia e usò i proventi per erigere una placca d’ottone sul muro accanto alla sua tomba. Stavolta, è la sua dote di scrittrice a essere in primo piano: “Jane Austen, conosciuta da molti per i suoi scritti…” Entro il 1900, era abbastanza famosa da “meritare” una targa pubblica in suo ricordo. 

La Bibbia

La guida ci lascia davanti alla tomba di Jane, liberi di proseguire la visita. C’è ancora una cosa importante da vedere: l’esposizione del 21° libro della Bibbia, che è conservata per intero nella biblioteca della cattedrale. Fu scritta tra il 1160 circa e il 1180, probabilmente sotto il patronato di Enrico di Blois, vescovo di Winchester per oltre 40 anni. Fu scritta in latino da un solo scriba, mentre sei artisti, reclutati tra i migliori dell’epoca, lavoravano alle lettere maiuscole decorate in oro e lapislazzuli e un illustratore alla copertina. Posso solo immaginare quanto questi amanuensi abbiano lavorato: per realizzarla, furono usati 468 fogli di pergamena di pelle di vitello, costellata da 54 iniziali complete o parzialmente complete. I fogli furono piegati al centro, per far diventare le pagine 936 in tutto. Considerate che le 936 pagine sono l’equivalente di circa 250 vitelli. L’unico scriba usò una piuma d’oca mentre un secondo amanuense, il correttore di bozze come lo chiameremmo oggi, controllava il lavoro e annotava le correzioni ai margini. Ogni pagina veniva regolata in anticipo, per garantire che le righe fossero sempre 54. Prima dell’inizio dell’opera d’arte principale, le lettere iniziali colorate, che raccontavano ognuna una storia, vennero disegnate all’inizio e alla fine di ogni capitolo utilizzando inchiostro rosso, verde e blu. Tutta la Bibbia era originariamente rilegata in due volumi, ma sarebbe stata troppo pesante da spostare. Così, ora è composta da quattro volumi. Solo 48 lettere iniziali sono state finite. Segno che quest’opera monumentale era talmente costosa che il committente probabilmente non ebbe la forza economica per terminarla. 

Purtroppo non consentono di fotografare le pagine esposte, perché giustamente si usurerebbero, e nella teca fanno entrare poche persone per volta. In quel momento, eravamo io e un padre tedesco con il figlio. Il religioso che l’ha illustrata ci ha tenuto a sottolineare che “per avere un buon lavoro, era necessario assumere i migliori artisti“. Ci ho tenuto a sottolineare che “anche oggi dovrebbe essere così“, ma mentre il signore tedesco ha apprezzato la battuta, il religioso è rimasto perplesso. Fine dell’illustrazione 🙂 

 Il giardino

20170822_124733Il giardino che circonda la cattedrale è, neanche a dirlo, delizioso, così come il punto di ristoro, dove deve essere piacevolissimo sostare, e lo shopping centre. Qui mi rivolgo soprattutto alle signore: attenzione alla borsa. Non perché ci siano ladri, ma perché rischierete seriamente di uscire con il portafogli vuoto. Poi non dite che non vi avevo avvisato! 

Camelot, Great Hall e la tavola di re Artù 

20170822_141246Avevo già incontrato Re Artù a Tintagel, ma stavolta ho l’occasione di ammirare quella che si dice sia la tavola rotonda, attorno alla quale lui e i suoi cavalieri si riunivano per decidere le strategie di battaglia. Potrò illudermi che sia vero fino a domani, quando un’incauta donna mi dirà la verità. Si arriva attraversando una stradina di ciottoli tipica del medioevo e già questo mi basta per capire come mai Winchester sia stata identificata con Camelot. L’accostamento più famoso è rintracciabile nel romanzoLa morte di Arturo” di Thomas Malory, uno scrittore inglese del 1400. L’autore è abbastanza misterioso, di lui si sa molto poco tranne che debba avere avuto una vita abbastanza tumultuosa. Sembra che in questo parallelo probabilmente sia stato ispirato proprio dalla tavola rotonda, che all’epoca pensavano fosse quella autentica e non una copia.  Arrivata nei pressi del castello, mi rendo conto che già dall’esterno posso intuire come doveva essere nel suo pieno splendore, quando era residenza reale, ma soprattutto prima che venisse raso al suolo da Oliver Cromwell al termine della Guerra Civile Inglese. Oggi rimane solo la grande sala duecentesca, la Great Hall appunto. L’attrattiva principale è proprio la tavola rotonda, che domina la parete di destra. Appesa così al muro, mi ricorda più un bersagio gigante per 20170822_141040freccette che un tavolo solenne per re e cavalieri, ma forse se l’avessero lasciata in mezzo alla sala mi avrebbe fatto un altro effetto. Anche la sala merita di essere girata perché ci sono diversi elementi decorativi di pregio, Soprattutto vicino alle finestre, e l’albero genealogico dei regnanti dove fare un veloce ripassino di storia. Come in molti dei musei che ho girato, anche qui non manca l’attività ludica: abiti e travestimenti sono a disposizione dei serissimi turisti per essere incoronati, oppure per tagliare la testa al re di turno con la ghigliottina splatter, dotata anche di sangue finto. A un certo punto, dopo aver finito di giocare, noto un portone di ferro, sinceramente un po’ bruttino. Addirittura la tavola rotonda, che prima era lì, è stata spostata sulla parete opposta per fargli spazio. Il portone è stato creato per celebrare il matrimonio di Carlo e Diana nel 1983. Improvvisamente, ti spieghi perché certe unioni nascano sotto un cattivo auspicio…

Winchester mi è piaciuta molto, sono contenta di averla visitata. Ma ora è tempo di ripartire. Devo rendere omaggio a un grande artista, una presenza fondamentale nella mia vita. Nella prossima puntata vi dirò di chi si tratta e quali forti emozioni ho provato nel salutarlo…

(continua)

Seven Sisters, esperienza mistica su scogliere da cinema

Se qualcuno può mi smentisca, tuttavia sono convinta che le scogliere creino dipendenza fisica e mentale. Almeno, a me è successo. Dovendo decidere una delle ultime tappe del viaggio letterario Sulle tracce delle grandi scrittrici, la scelta non poteva che cadere sulle Seven Sisters. Pur essendo partiti presto da Salisbury, arriviamo abbastanza tardi rispetto alla tabella di marcia, perché anche se distanti non più di due ore non sono così ben segnalate come pensavamo. Sbagliamo un paio di volte strada e alla fine arriviamo in un minuscolo parcheggio. Capiamo di essere nel posto giusto solo perché c’è un cartello che indica il nome. Insomma, tutto meno turistico e grandioso di come ce lo aspettassimo.

Sembra un parco

Dopo aver lasciato la macchina, e aver ringraziato un inglese che con estrema gentilezza ci ha lasciato il suo tagliando, cosa per niente scontata da queste parti, ci incamminiamo per il sentiero indicato dalle frecce. Nella prima mezz’ora sono ancora perplessa. Le Seven Sisters mi sembrano nient’altro che un parco pubblico, con i bambini che girano in bicicletta e i sir con la coppola che portano a spasso i cani.

bianche dunePoi, improvvisamente il sentiero si apre e ci ritroviamo su una spiaggia, con le altissime scogliere che si stagliano su di noi, bianchissime e imponenti. I sette promontori a picco sul Canale della Manica sono separati da valli. Sia le sorelle maggiori sia le valli hanno ognuna un nome proprio o un aggettivo che le identifica. Avete presente il film del 1944 “Le bianche scogliere di Dover” con Irene Dunne e Alan Marshal? Ecco, quando un film è ambientato a Dover, in realtà viene girato alle Seven Sisters, perché sono più bianche, più alte e scenograficamente migliori. Eppure, siamo in piena estate e ci sono solo gruppetti sparuti a godersi la vista e la passeggiata! Nessuna costruzione, nessun punto di ristoro, niente di niente. Solo un centro di assistenti bagnanti per il salvataggio in acqua.

IMG_6528Ci arrampichiamo sulle scogliere, con un po’ di difficoltà perché la salita è ripida e di nuovo torna l’ormai nota sensazione di essere in pace con il mondo, con il vento che ti attraversa dappertutto alla ricerca dei tuoi segreti e la testa che si svuota dei pensieri e diventa leggera. Lo sguardo abbraccia l’orizzonte e la natura, di nuovo, emerge in tutta la sua grandiosità. E’ una sensazione straordinaria, mi sento in pace con il mondo e con me stessa, eppure così piccola di fronte all’universo. Se vi è mai capitato, sapete di cosa sto parlando. Ci perdiamo a zonzo per le scogliere, facendo attenzione a non cadere giù. I richiami alla sicurezza sono dappertutto, perché le rocce sono di origine calcarea, fragili e soggette a cedimenti improvvisi del tutto naturali. Un cartello ammonisce chiaramente: “siete responsabili della vostra sicurezza. Nessuno può sorvegliarvi meglio”. O qualcosa del genere.

IMG_6536Guardando il panorama dall’alto, ci rendiamo ben presto conto di aver commesso un errore strategico. Volendo ammirare leSeven Sisters dall’alto, avremmo dovuto scegliere l’altro versante del parco. Invece, siamo esattamente nel punto che chi si trova nel punto di osservazione migliore sta guardando! Decidiamo di scendere di nuovo in spiaggia e aspettare che la bassa marea apra un passaggio per passare dall’altra parte. I due versanti del parco, infatti, sono divisi da un canale che inizia praticamente nel cancello di entrata al parco. Ciò significa che se la bassa marea non aprirà un varco, saremo costretti a rifare tutta la strada dell’andata, attraversare un ponte e poi tornare indietro!

Cosa pensate che sia successo? Dopo ore di attesa, la bassa marea non ha aperto varchi. La voglia di ammirare le Seven Sisters, però, era troppo forte e allora abbiamo sacrificato i piedi per rifare due volte il tragitto. Che dirvi, ne valeva assolutamente la pena. A pomeriggio inoltrato, c’eravamo solo noi e tre ragazze coreane che facevano le prove di salto mentre le altre fotografavano. Il punto di osservazione è allestito con due panchine di legno, un cartello che indica il punto di osservazione e null’altro. Un’altra esperienza mistica, con le Sette Sorelle di fronte a noi, schierate, a fronteggiare la furia delle correnti e del vento con il loro bianco splendente.

Cenni di storia

Nel 1900 la compagnia britannica dei telefoni realizzò una linea sottomarina che collegava la Gran Bretagna alla Francia. Questa linea, requisita dall’esercito durante la guerra, venne fortificata per paura di attacchi via mare e utilizzata con un sistema di luci che avevano lo scopo di disorientare i piloti nemici. L’intera area è stata successivamente acquistata da un privato. Nel 2014, la zona è stata gravemente danneggiata dal maltempo, ma in questi tre anni è stata riportata totalmente allo stato originario, grazie anche ai donatori che hanno effettuato versamenti volontari per la ricostruzione.

Il rientro a Salisbury

Rientrando a Salisbury, ci accorgiamo di non aver mangiato, presi com’eravamo dallo stupore. Allora, ci fermiamo in uno dei pochi ristoranti che fa le ore piccole, perché sono le nove di sera e nella città di campagna è già tutto praticamente chiuso. All’interno del King’s Head Inn ho trovato un’altra sorpresa, degna di un viaggio letterario che si rispetti: una sala allestita come una biblioteca, stupenda! Nella sala, dominano i ritratti del poeta William Wordsworth, autore dei poemi “The Salisbury Plain” e dello scrittore Wilkie Collins, che apparteneva a una famiglia in vista di Salisbury.
Quante cose ho imparato in un solo viaggio! E non è ancora finita. Domani sarò a Winchester, dove è sepolta indovinate chi? Continuate a seguire le mie avventure inglesi per scoprirlo.

(continua)

A Mullion, nel covo dei pirati

Ieri eravamo nel punto più occidentale dell’Inghilterra. Oggi, per par condicio, mi trovo invece nel IMG_6330punto più meridionale, a Lizard Point, o Capo Lizard, che è anche ovviamente il punto più a sud della penisola Lizard. Insieme a Cape Cornwall, e a un’altra oasi naturale che incontrerò più in là, credo che sia l’ambiente paesaggisticamente più selvaggio che abbia incontrato durante il viaggio. Proprio per questo, vi consiglio caldamente di passarci, perché tutto è speciale: dopo aver lasciato la macchina nella vicina St Just, o direttamente nel parcheggio dedicato, attraversando il sentiero potrete percorrere miglia e  miglia di spiagge quasi inaccessibili, scogliere a picco sull’oceano, circondati dal verde delle brughiere, da innumerevoli specie di piante rare che qui trovano terreno fertile e da foche, delfini e, se siete fortunati, squali blu che vi spiano dalle acque gelide. Una meraviglia, per gli occhi e il cuore. A Kynance Cove, invece, siamo arrivati riprendendo la macchina e parcheggiando lì nei pressi, anche se con più tempo avrei preferito arrivarci a piedi. Solo che non essendoci autobus diretti per tornare indietro, abbiamo preferito optare per la soluzione più comoda. A Kynance Cove, una bella baia incastrata fra le rocce, ho capito che non c’è un solo modo di vivere una spiaggia, con ombrellone, IMG_6347asciugamano, bagni in acqua e magari un libro. No, qui la spiaggia si vive in modo concettualmente diverso. C’è chi fa il bagno sfidando le onde alte e la temperatura polare, c’è chi organizza il picnic sulla scogliera sovrastante, chi ricama, chi rimane vestito e passeggia per la spiaggia, chi si riposa dopo una lunga camminata e volge lo sguardo all’orizzonte prima di ripartire. Tutti, però, hanno una cosa in comune: il massimo rispetto per l’ambiente e le sue regole. Fantastico, davvero. Verso le 3 la fame ha iniziato a farsi sentire ed è scattato il toto pranzo. Nessuno dei locali di Lizard Point mi ha convinto, a Kynance beach c’è solo un bar e allora abbiamo deciso di rientrare un po’ prima del previsto a Mullion per fare un giro del porto e lì trovare qualcosa da mangiare. Una scelta che alla fine si è rivelata azzeccata: siamo entrati in minuscolo bar nei pressi del porto, Porthmellin cafè, il cui ambiente semplice e frugale ci ha subito attirato. IMG_6396Ci hanno portato dei sandwich con tonno e granchio deliziosi e abbiamo suscitato l’ilarità degli altri avventori perché invece di accompagnarli con caffè, cappuccino (aarrrghhh) o, peggio, un frullato, abbiamo chiesto birra (non servono alcolici) o coca cola. Rinfrancati, e divertiti a nostra volta, siamo ripartiti per una passeggiata tranquilla sul molo, che a dispetto delle apparenze è attivo, e per la baia di Mullion, che è sensazionale. Probabilmente sconosciuta ai più, è un posto senza tempo, scommetto che sarà esattamente così anche tra duecento anni. Forse sono di parte, dovete capire che di Mullion e della sua atmosfera piratesca sono innamorata persa. Sembra, infatti, che fosse un covo di contrabbandieri e che IMG_6371dal porto partisse un tunnel sotterraneo che portava le merci dalle navi fino a una fattoria nell’entroterra, mentre il covo dei contrabbandieri era situato all’interno del pub principale del villaggio, ancora oggi perfettamente funzionante. Il bello della Cornovaglia è che il tempo sembra essersi fermato, tutto è immutato e le poche infrastrutture realizzate sono armoniosamente inserite in un contesto naturale intatto. Com’è possibile non innamorarsi follemente di tutto questo? Vi assicuro, se avessi visto un pirata balzare a terra da una delle barche ormeggiate, non l’avrei trovato per niente strano! Per il resto, da segnalare c’è solo una fabbrica di cioccolato e che se arrivate qui in macchina troverete un primo parcheggio a pagamento e un secondo, proprio a ridosso del porto, a donazione libera.

Sento il ticchettio dell’orologio che scorre inesorabilmente, forse perché ahimè non sono cornica. I miei giorni in Cornovaglia stanno per finire. Da domani, inizia la risalita verso la costa settentrionale. Se avrete la pazienza di seguirmi, domani vi racconterò di un posto da leggenda, Tintagel, del suo magico vicino Boscastle, e della mia esperienza di soggiorno in una vera tre-farm.

Land’s End, dove finisce la Terra

Land’s End, ovvero dove finisce la terra. E’ il punto più occidentale dell’Inghilterra e solo per questo 20170815_105516motivo richiama migliaia di turisti ogni anno. All’inizio di questo post voglio essere politicamente corretta e dirvi che effettivamente vale la pena di passarci. Alla fine, invece, farò un po’ di polemica strumentale alla presentazione del prossimo post.

 

Land’s End

La verità è semplice: Land’s End è un posto turistico, nel senso peggiore del termine, e che proprio per questo può deludere. Non vi sfuggirà che io mi colloco land's endtra i delusi. Arrivati nel solito grande parcheggio, abbiamo lasciato la macchina per la “modica” cifra di 6 sterline e ci siamo ritrovati catapultati all’interno di un villaggio divertimenti, francamente un po’ triste, realizzato nel 1987. La vista, però, è magnifica, soprattutto se vi spostate verso destra, all’altezza della “first and last house”, che si chiama così perché è la prima casa costruita sul sito e anche l’ultima prima dell’oceano. Il primo ad arrivare qui fu Guglielmo il Conquistatore, che poi suddivise l’area tra i nobili che l’avevano aiutato a conquistare il potere.

La riserva naturale di Porthgwarra

lands end 3Da qui, ormai l’avete imparato, parte un sentiero me-ra-vi-glio-so, che costeggia la scogliera fino ad arrivare alla riserva naturale di Porthgwarra, un paradiso per gli amanti del birdwatching, della flora selvatica e della fauna, perché si cammina in mezzo a tappeti erbosi di erica e ginestra dalle mille sfumature purpuree, ai pony che hanno il compito di rasare l’erba e alle mucche.

Elephant Rock

Mentre 20170815_115721scarpinavo, ho approfittato per fare delle foto all’Elephant Rock. Non so se si chiami davvero così, ma a me questa roccia è sembrata davvero un elefante e l’ho battezzata così, dimostrando grande fantasia tra l’altro.

Proseguendo, sudati e stanchi come dopo la peggiore sessione di crossfit della nostra vita, siamo arrivati alla spiaggia di Porthcurno, che per qualcuno è la Caraibi della Cornovaglia. Dopo un ultimo precipizio, perché abbiamo avuto la felice idea di prendere una scorciatoia usata dagli autoctoni per non fare tutto il giro passando dal parcheggio, siamo “saltati” sulla sabbia e crollati letteralmente sull’asciugamano. Fuori c’erano 15°, i bagnini segnano su un cartello la temperatura esterna e quella dell’acqua, e in acqua 13.

Porthcurno

Dopo aver giocato un po’ con la granella di nocciole della sabbia, i miei occhi inorriditi hanno visto un bambino di circa un anno sgambettare allegramente dentro l’acqua turchese. L’istinto competitivo è improvvisamente risorto: ” se non piange lui, posso farcela anch’io”. Sì, lo so, evitate commenti su PORTHCURNO2una in competizione con un unenne, grazie. Decisa e determinata mi sono diretta verso l’acqua, ho bagnato i piedi e…sono tornata indietro. Dopo un po’ ci ho riprovato e al secondo tentativo sono riuscita a nuotare. E’ stata una sensazione incredibile, era come se mi facessi spazio con le braccia in mezzo ai cubetti di ghiaccio. E quando sono uscita, ancora un senso di meraviglia perché i 15° esterni improvvisamente mi sono sembrati 40°!!! Pazzesco, sul serio. Da fare e rifare fino alla notte dei tempi.

Minack theatre

Due cenni storici su Porthcurno: se l’acqua gelida non fa al caso vostro, potrete visitare il Minack theatre, il più famoso teatro all’aperto della Gran Bretagna, costruito tra il 1931 e il 1983 sul modello degli 20170815_161922anfiteatri dell’Antica Grecia e dell’Antica Roma e che viene utilizzato per visite guidate e rappresentazioni durante l’estate. Oppure potreste visitare il museo del Telegrafo, un tunnel che venne scavato durante la seconda guerra mondiale per proteggere i fili del telefono. Porthcurno, infatti, è famosa per essere il punto di entrata in mare della linea telegrafica sottomarina Londra-Bombay, realizzata intorno al 1872, oltre che di diverse altre linee di collegamento con l’Europa. Proprio qui, Gugliemo Marconi realizzò la prima trasmissione radio verso il Nord America. Al ritorno al campo base di Mullion (sempre in autobus fino a Land’s End per riprendere la macchina) abbiamo fatto un giretto per il porto. Sembra che Mullion in passato fosse un covo di contrabbandieri e che proprio dal porto partisse un tunnel segreto che arrivava fino a una fattoria, mentre il pub della cittadina costituiva il ritrovo dei contrabbandieri. Una storia simile la ritroverò poi nel Jamaica Inn…ma questa è un’altra storia, appunto.

Nella prossima puntata, intanto, vi racconterò di quale sia secondo me il vero punto più occidentale dell’Inghilterra, con polemica del tutto personale, e di due autrici celebri che ho incontrato a St. Ive’s e al Faro di Godrevy.

(continua)

Leggi anche: 

Il mio viaggio letterario: sulle tracce delle grandi scrittrici

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Col Polperro vorrei andar via da questa meraviglia!

A Polperro. Lasciamo Torquay quando ancora dorme, sotto il sole che secondo Agatha Christie nasconde il male. Non so se sia vero, certo è che se anche fosse ci sono Paesi che devono preoccuparsi molto più dell’Inghilterra, visto che qui è più che altro il sole a nascondersi spesso. Venite che vi racconto.

Direzione Cornovaglia

Direzione Cornovaglia: sono un po’ assonnata e quasi non mi accorgo del ponte e del cartello che ci dà il benvenuto. Siamo diretti a Mullion, dove resteremo per qualche giorno, un paesino che si trova nella Penisola Lizard, cioè in fondo allo stivale. Sì, avete capito bene, anche la Cornovaglia somiglia a uno stivale, tanto che in passato, per convincere gli inglesi a non trascorrere le vacanze all’estero, giravano degli slogan sulla similitudine geografica tra la Cornovaglia e l’Italia. Ho il sospetto che gli inglesi in Italia cercassero riparo dall’umidità e dalla pioggia, ma è appunto solo un sospetto. Lo scenario è meraviglioso, fin dall’inizio, e la strada verso Mullion è ancora lunga.

polperro2

Meglio fare una tappa intermedia, che individuiamo in Polperro e Looe. Sono due paesi di pescatori a pochissima distanza l’uno dall’altro. Prima di raccontarvi quello che ho visto, vi do subito due suggerimenti. Il primo, è di non saltare nessuno dei due se state organizzando un viaggio da queste parti. Il secondo è approfittare del coastal path per concedervi delle lunghe passeggiate invece di rimanere seduti in macchina. Sempre che, ovvio, non abbiate problemi a camminare. Infatti noi abbiamo scoperto questa possibilità fantastica che ci ha poi accompagnato per tutto il viaggio proprio lasciando la macchina a Polperro, in un parcheggio all’entrata che costa 6 sterline per 6 ore. Un cartello, sempre all’entrata, m’incuriosisce. E’ di un’autrice romance locale, che pubblicizza la sua saga ambientata proprio a Polperro. Mi sento subito a casa, ma purtroppo non ho mai trovato i suoi romanzi in vendita. Diversi cartelli, invece, indicano il walk seaside, che si può prendere da diversi punti per andare in differenti direzioni. Noi l’abbiamo preso per andare verso Looe. Sono circa 8 km che si percorrono mediamente in 2h e 30′. Non è facilissimo, servono una buona forma e una buona salute, però vi assicuro che ne vale assolutamente la pena e che ho visto anziani con il bastone affrontarlo senza paura. E’ spettacolare, la vista e l’udito si colmano di meraviglia, le mucche pascolano tranquille in mezzo agli umani e li osservano pigramente, i garriti dei gabbiani sono talmente forti che coprono la voce, la gente si ferma sui prati o sulle panchine per uno spuntino per poi scendere nelle calette che portano a piccole baie seminascoste. Un paradiso in terra, davvero.

looe walk

Polperro e Looe

Tra le due, Polperro è più caratteristica, sembra di precipitare improvvisamente in un altro secolo, il piccolo porto è un paradiso per i tanti pittori che ho visto intenti a ritrarre il panorama. Looe, invece, mi è sembrata più trafficata e moderna, ma ugualmente meritevole di essere visitata. Il sentiero porta direttamente da un lungomare all’altro, poi c’è un lungo tratto a piedi per arrivare al porto e al villaggio di Looe, da dove partono gli autobus che devono riportarci indietro.

polperro

Salita sull’autobus sono protagonista di una scena carina. La coppia davanti a me fa il biglietto e dimentica di prenderlo, anche se il cartello dice chiaramente di non sedersi prima di aver preso il biglietto che la macchina stampa automaticamente. Prendo i biglietti e li sventolo davanti all’autista per segnalargli che i due non hanno preso il biglietto, ma non faccio in tempo a dirgli “vado a portaglieli” che lui mi fa un cenno con la testa e dice “prego, prego, va bene così”. Io, alquanto sorpresa per questa generosità, mi vado a sedere senza pagare il biglietto. Solo dopo penso di aver capito: non è stato generoso, probabilmente ha pensato che il biglietto che sventolavo fosse il mio! Un po’ mi sono sentita in colpa, ma poi, mentre tornavo verso la macchina, ho pensato che gli 8 euro di parcheggio per meno di mezza giornata bastassero come contributo ai servizi locali. E comunque si sta facendo troppo tardi, pure per i rimorsi, dobbiamo andare a Mullion per farci dare le chiavi della nostra prossima guest house…

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(continua) a Saint Michael’s Mount, l’isola che non è