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An Invisible Sign of My Own – Aimee Bender

Romanzo d’esordio di Aimee Bender, che dal 2000, anno di uscita di questo libro, ne ha fatta di strada. Io lo conservo in libreria come uno dei titoli che mi hanno colpito di più e inaspettatamente. Considerando anche che l’avevo comprato a scatola chiusa, attratta dalla trama e dalla foto di copertina.

Trama

Mona Gray ha vent’anni ed è innamorata dei numeri fino all’ossessione: l’ordine e la precisione dell’aritmetica le servono a difendersi dall’instabilità del mondo. Da quando il padre ha contratto una misteriosa malattia, infatti, Mona ha bloccato ogni aspirazione, ha paura di innamorarsi e si rifugia in una serie di piccoli gesti e oggetti scaramantici. Ma quando viene assunta come insegnante di matematica alle elementari, la sua vita sembra poter cambiare irreversibilmente.

Consigliato ai numerologi

Romanzo che consiglio vivamente a matematici, numerologi e a tutti quello che credono che il destino sia in fondo racchiuso in cerchi, esagoni, numeri primi o tripli e moltiplicazioni. E soprattutto a chi riesce a vedere un 7 nella forma di un’ascia. Perché si divertiranno a vedere il mondo che conoscono bene.

Sconsigliato a chi si aspetta realismo

Sconsigliato, invece, a chi si aspetta situazioni realistiche e personaggi o dialoghi da inquadrare nella normalità della vita. Aimee Bender ci offre uno spaccato delle percezioni di Mona e la visione di un mondo favolistico filtrato dalle sue percezioni. Ora, non siamo di fronte a una ragazza comune, né lo sono i personaggi che le ruotano intorno. Tutti loro vivono in funzione delle loro psicosi, talmente potenti da impedire di vivere la vita in modo aperto e sereno. Al contrario, i riti scaramantici diventano la regola, un modo per rimanere al mondo e allontanare la paura che li domina. Leggetelo in quest’ottica e sono convinta che vi piacerà. 

Invece, chi l’ha letto che ne pensa? Raccontatemi nei commenti 🙂

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Il tratto dell’estensione – Adua Biagioli Spadi

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Un tesoro di senzatetto – Daniela Perelli

Daniela Perelli, giovane autrice romance, ci regala una favola dei buoni sentimenti, un dolce regalo natalizio per sognare che un mondo migliore possa esistere. Scegliendo una cornice inusuale, una ragazza come tante che, improvvisamente, si trova a vivere come senzatetto. Perché li momenti difficili possono accadere a ognuno di noi e non sempre affrontarli è così semplice.

Trama

Margherita è una ragazza semplice e con tanti sogni nel cassetto, ma sin da bambina la vita non è stata benevola con lei. Orfana dall’età di dodici anni, ha imparato cosa voglia dire crescere in fretta, riuscendo con grande forza, coraggio e determinazione, a realizzare i suoi desideri.
Quando sembra che tutto stia andando per il meglio, però, qualcosa di brutto accade e questa volta riuscire a rialzarsi sarà ancora più difficile. In un momento di sconforto incontra Luca, un medico veterinario che le propone di lavorare presso il canile municipale della città. Da quell’istante, tutto sembra cambiare nuovamente…

I sogni son desideri…chiusi in fondo al cuor…

Margherita, la protagonista, ha un cuore grande. Costretta a vivere come una senzatetto, riesce comunque a non perdere la speranza e coltiva i suoi sogni per il futuro cercando di conservare una seppur difficile normalità. Luca la incontra casualmente e decide di aiutarla offrendole un lavoro. Perché attratto da lei, certo, ma anche perché ha capito che solo così non rischia di offendere la sua dignità di giovane donna.

Una bella favola

Natale mi sembra il periodo giusto per perdersi tra le pagine di una bella favola, dove una Cenerentola dei nostri giorni incontra l’uomo dei suoi sogni, senza per questo perdere di vista i suoi obiettivi. Due anime pure, unite dall’amore per gli animali e per i propri simili. Una lettura che per qualche ora riconcilia con il mondo, scritta da Daniela Perelli in self publishing prima di entrare nella scuderia Youfeel.

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Neve sul lago – Susan Wiggs

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Elizabeth George e un Agguato sull’isola

Elizabeth George è uno di quei casi in cui sarebbe meglio non farsi fuorviare troppo dalle entusiastiche recensioni costruite in anni di eccellente carriera. Perché il mio primo approccio con lei si è rivelato non felicissimo. Venite che vi racconto.

Trama

È una nebbiosa mattina di dicembre quando, su una spiaggia nell’isola di Guernsey, viene ritrovato il cadavere di Guy Brouard, ricco uomo d’affari e benefattore della comunità. La polizia ferma China River, una fotografa californiana arrivata da poco sull’isola con suo fratello Cherokee per consegnare dei progetti architettonici a Brouard. China chiede aiuto all’amica di un tempo, Deborah, moglie di Simon St. James, esperto della Scientifica. Nella loro indagine privata, i St. James scaveranno nei segreti degli isolani, alla ricerca del colpevole…

Niente ispettore Linley

Mi accingo un po’ titubante a commentare questo romanzo, che purtroppo si è rivelato una grandissima delusione. Dopo aver sentito parlare dell’autrice in termini lusinghieri, ho scelto di iniziare a conoscerla con un libro che non appartenesse alla serie dell’ispettore Linley, con cui ha raggiunto la notorietà.

Trama esile

Mai scelta si  rivelata meno azzeccata. Il romanzo è scialbo, noioso, scontato. La trama esile, inconsistente. Pagine e pagine colme dei pensieri contorti degli innumerevoli personaggi, protagonisti senza spessore, a tratti quasi infantili, soprattutto Deborah.

Auto challenge 

Confesso, l’ho terminato solo per il mio auto challenge di novembre. Altrimenti l’avrei abbandonato senza neanche arrivare a metà. Mi dispiace molto, ero convinta che Elizabeth George potesse almeno avvicinarsi alla mia amatissima Agatha Christie, ma siamo lontani anni luce! Mi fermo qui per non spoilerare e rovinare la lettura a chi la pensa diversamente e ama i suoi thriller. Su Goodreads darò qualche particolare in più.

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Il segreto della bambina sulla scogliera – Lucinda Riley

E’ il primo romanzo di Lucinda Riley che leggo e l’ho scelto perché sono stata attratta dall’ambientazione irlandese, sempre piacevole per me, e dal mistero che aleggia sulla figura di questa bambina. E poi preferivo partire da un romanzo singolo piuttosto che dalla serie che la sta rendendo famosa, la saga de Le sette sorelle. Ma, ahimè, dovrò fare un altro tentativo con questa scrittrice…

Trama 

Mentre la tempesta infuria sulle coste di Dunworley Bay, Irlanda, una bambina a piedi scalzi è immobile sull’orlo di una scogliera a picco sul mare. Ipnotizzata di fronte a quella strana apparizione, Grania Ryan, una scultrice di successo appena tornata da New York per riprendersi da un brutto trauma, scoprirà ben presto di non aver sognato. Sua madre Kathleen non ha alcun dubbio: la piccola è Aurora Lisle, che ha perso la mamma in circostanze drammatiche proprio in quel luogo. Grania è irresistibilmente attratta dall’incredibile vitalità di Aurora e non può fare a meno di affezionarsi a lei e a suo padre. Ma per quale motivo sua madre non riesce a nascondere la propria ostilità nei confronti dei Lisle? La risposta potrebbe celarsi in un plico di lettere gelosamente custodite da Kathleen.

Più una favola che un romanzo d’amore e mistero

Il romanzo di Lucinda Riley si riscatta nel finale, ma direi che somiglia più a una favola che a un romanzo d’amore e mistero. L’ambientazione irlandese è sempre suggestiva, quindi su questo non mi ero sbagliata in fase di scelta. A patto, però, di sorvolare sulle tante incoerenze disseminate ovunque. E, soprattutto, sulle continue coincidenze, che alla lunga finiscono per annoiare il lettore tanto risultano incredibili. Infine, mi perdonerete questa chiusura personale, ma solo Patrick Swayze può permettersi di rispondere “idem” a una dichiarazione d’amore. A meno che l’omaggio non sia chiaramente espresso. 

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La lista di Charlotte – Brenda Cullerton

Un’assassina seriale nella New York dei ricchi mi ha intrigato subito. Soprattutto se l’assassina in questione è un’insegnante di yoga, che dovrebbe insegnare tutt’altro. Tra un om e un namasté, mi viene il sospetto fondato che ogni insegnante prima o poi debba aver immaginato di far fuori i suoi allievi. Soprattutto quando hanno l’arroganza del potere. Chissà, forse Brenda Cullerton è una di loro…

Trama

New York. Upper East Side. Charlotte Wolfe è una talentuosa interior designer al servizio di una clientela ricca sfondata. Sa bene che il suo successo le è costato caro. Lavorare per clienti spaventosamente magre, venali e insensibili la sta facendo letteralmente “uscire pazza”. Così, si auto investe della missione di “sfoltire” le fila di queste mostruose creature, armata di tappetino yoga e attizzatoio. A ogni nuovo omicidio, la tensione s’ispessisce e aumentano le probabilità di essere colta in flagrante… Ma chi potrà dubitare dell’insospettabile Charlotte?

Siamo tutti vittime e carnefici

Come rovinare una buona idea con un finale troppo semplicistico. Charlotte è una trentasettenne in guerra con le ricchissime bionde patinate dell’upper east side, descritte come “inutili soggetti di cui il mondo farebbe meglio a liberarsi”. Charlotte interpreta alla perfezione il ruolo di angelo vendicatore, l’unica ad avere il coraggio di mettere in pratica quello che “personal trainer, arredatori, stilisti e fisioterapisti di Manhattan sognano ogni giorno della loro vita”. Cioè uccidere le loro dispotiche, viziate e superficiali clienti.
La personalità della protagonista è complessa, disturbata, ossessiva. Eppure, in qualche modo, non sono riuscita a prendere le sue parti, né quelle delle vittime. Forse perché, in qualche modo, siamo tutti vittime e carnefici allo stesso tempo?
Poi, nel finale, Brenda Cullerton inciampa vistosamente su una conclusione improbabile. Come inverosimili sono anche gli stereotipi tipicamente americani sugli stranieri: russi di cui non fidarsi, italiani truffaldini, eccetera. Peccato, perché gli elementi per un ottimo thriller c’erano tutti.

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